Se stai vendendo un prodotto, stai vendendo fiducia ai tuoi clienti.

Tale fiducia fa riferimento ad aspetti diversi dell’attività: è relativa alla qualità dei prodotti che proponi, alle aspettative da non disattendere e alla sicurezza relativa alle informazioni e i dati sensibili che ricevi.

Come dichiarò ironicamente Willis Ware, pioniere della sicurezza e della privacy, “l’unico computer completamente sicuro è un computer che nessuno può usare”. Gli aspetti di vulnerabilità e rischio inerenti i temi privacy e sicurezza dei dati sono sempre più numerosi e rischiosi.

Gli utenti, dal canto loro, sono sempre più sensibili, informati e desiderosi di vedere tutelati i propri diritti in tema di privacy policy. Le istituzioni, al contempo, risultano essere sempre più presenti e attente alle esigenze di tutela degli utenti.

Per rispondere in modo adeguato al trend in corso, le aziende dovrebbe dedicare la giusta attenzione ai temi di privacy policy e sicurezza dei dati degli utenti dimostrando tali priorità ai consumatori e salvaguardare i rapporti con i clienti.

È qui che entrano in gioco Olav Lysne, un ricercatore norvegese per la sicurezza, e il CEO di Apple, Tim Cook. Sebbene nessuno dei due abbia molto in comune con l’altro, almeno ad un primo sguardo, entrambi sostengono come il futuro della tecnologia – in effetti, il futuro del business – sia tutto basato sulla fiducia.

Alcuni anni fa, il governo norvegese si è reso conto di aver acquistato quasi tutta la sua tecnologia critica al di fuori della Norvegia – facendo riferimento a software che gestiscono, ad esempio, stazioni elettriche, pompe dell’acqua e torri cellulari. Un software poco affidabile potrebbe consentire l’accesso ai dati norvegesi secondo modalità che il governo non approverebbe, ad esempio per frodare le autorità promettendo una cosa e facendone un’altra o cessando intenzionalmente di funzionare in un momento preciso.

 

Queste questioni sollevavano problemi di sicurezza nazionale: come poteva il governo fidarsi della tecnologia di cui necessitava sempre più? Cosa potrebbe fare effettivamente la Norvegia per verificare di potersi fidare completamente delle tecnologie software che stava usando?

 

Nel 2014, Lysne venne incaricata di guidare una commissione per rispondere a queste domande. La risposta di Lysne: il governo norvegese semplicemente non poteva verificare se il software utilizzato fosse o meno affiidabile. In effetti, nessuno può farlo. La natura stessa dei nostri attuali sistemi tecnologici e la complessità che sta alla base rendono impossibile rilevare vulnerabilità intenzionalmente inserite nel software.

 

Ciò rende la fiducia sia l’aspetto più importante di qualsiasi interazione commerciale sia la più difficile da misurare. Se non ci fidiamo del produttore, semplicemente non sappiamo cosa stiamo acquistando. E poiché la fiducia non può essere dimostrata, deve essere guadagnata attraverso gli strumenti messi a disposizione da branding, il marketing e altro.

 

Quindi cosa c’entra Lysne con Tim Cook?

Cook è uno dei pochi leader aziendali a comprendere le implicazioni delle conclusioni di Lysne. Ha trascorso gli ultimi anni a guidare l’incarico di cercare di accrescere la fiducia verso l’identità pubblica della sua azienda.

 

Questo aiuta a spiegare perché, per esempio, nel 2016, Apple ha messo in campo una serie di lotte con il governo federale sull’accesso ai dati dei suoi utenti mentre contemporaneamente organizzava una campagna di pubbliche relazioni per dare visibilità alle proprie

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